Il punto della situazione

Questa discussione prende lo spunto dal documento pubblicato sul GIN dal Dr. Di Pietro di Cergas _Bocconi su Infermieri e Nefrologia (De Pietro C – 2010 [1]). Lo studio commissionato dalla SIN mette in evidenza le nuove sfide che l’infermiere di nefrologia deve affontare.

In particolare le conclusioni a cui l’autore arriva sono:

  1. gli infermieri saranno chiamati ad assumersi ulteriori responsabilità ma dovranno essere supportati da frequenze di corsi e master specialistici;
  2. i sistemi sanitari devono per forza prevedere nuove competenze e nuovi orizzonti professionali per gli infermieri con impieghi diversi e strutturati;
  3. in nefrologia, in particolare, dove il numero di nefrologi è destinato a ridursi mentre le necessità aumenteranno, il ruolo infermieristico deve passare attraverso nuove competenze, nuovi percorsi formativi e nuove alleanze terapeutiche con il nefrologo.

A partire da queste considerazioni e tenendo conto che l’infermiere ha intrapreso un lungo percorso professionalizzante (v. Professionalizzazione Infermieri) è necessario fare alcune considerazioni peculiari.

Quando si parla della assistenza al paziente nefrologico si deve tenere ben presente la peculiarita’ fondamentale che questo tipo di paziente rappresenta;  in altre parole l’aspetto particolare della cura nefrologica è la continuità delle cure:

Infatti la nefropatia non solo rientra nel novero delle malattie croniche, che rappresentano attualmente la vera emergenza internazionale tanto da suscitare allarmi e prese di posizione dell’organizzazione mondiale della sanità, ma rappresenta un modello di sistema di cura, piuttosto che una malattia da trattare.

Gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nelle attività di nefrologia e dialisi e hanno contribuito certamente agli ottimi risultati della nefrologia Italiana.

In dialisi, i pazienti sono gestiti per gran parte dagli infermieri, come risulta chiaro anche dai dati del censimento SIN dove, soprattutto nel caso dei CAL (Centri dialisi ad assistenza limitata), l’infermiere assume forti e importanti responsabilità.

Nella dialisi, infermiere e medico lavorano con ruoli ben definiti, il che favorisce la collaborazione e limita le situazioni di possibile attrito interprofessionale, allo stesso modo di quanto per esempio avviene in rianimazione.

Oltre a quello dialitico, dove a loro andrebbe demandata la gestione della seduta dialitica, lasciando al medico  un ruolo di scelta strategica e diagnosi/trattamento delle complicanze, gli infermieri sono fondamentali anche in altri ambiti come la degenza nefrologica, l’ambulatorio e la educazione formazione del paziente e dei suoi familiari cosi’ come riportato nel Codice deontologico infermieristico [2].

Infatti non solo somministrano la terapia, eseguono le medicazioni ed assistono il paziente ma rivestono un ruolo attivo di sorveglianza ed educazione.

L’educazione del paziente (il cosiddeto Chronic Care Model [3]) viene indicato dalla organizzazione mondiale della sanità come uno dei fattori fondamentali per la riuscita di un programma di cure nei malati cronici dove l’aderenza alla terapia, qualunque terapia, rimane sconsolatamente bassa. Se è vero che la metà della terapia è la autocura, la consapevolezza della propria malattia, la adozione di uno stile di vita adeguato e la aderenza alla terapia prescritta, gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale. Sono loro il raccordo tra medico e paziente, sono loro che spesso intervengono con i familiari, sono loro a consigliare il paziente senza che questi si senta giudicato o peggio ancora rimproverato come succede con il medico.

Ma il passaggio fondamentale è che l’infermiere, per assolvere a questo compito, deve essere preparato, motivato ed espero della malattia che deve affrontare. Al problema dell’infermiere si lega quello dell’ambulatorio. La Società Italiana di Nefrologia (SIN) ha sviluppato un Processo di qualita’ del trattamento ambulatoriale [4]che prevede proprio un ruolo di primo piano sia dell’infermiere sia del modello organizzativo anche se la stessa SIN indica che ci vogliono 10 anni per avere degli infermieri esperti di nefrologia e dialisi.

È del tutto ovvio che non ci si improvvisa infermieri di nefrologia e dialisi. I piu’ fortunati avranno avuto la possibilita’ di seguire un master, per gli altri non rimane che l’assidua partecipazione alla vita professionale del reparto impegnandosi, cosi’ come riporta il Codice deontologico infermieristico [2], (art 11: L’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiorna saperi e competenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull’esperienza e la ricerca).a colamre lacune e dubbi. I medici del reparto si devono impegnare a fornire corsi di istruzione e formazione permanente per mantenere alto il grado di competenza.

L’infermiere “nefrologico”, cosi’ formato, sara’ quindi in grado di compilare il modello assistenziale sapendo quali esigenze vere ha il paziente nefropatico gestendo il percorso e stabilendo priorita’ importanti.

Il modello del “infermieri case manager [5]” ben si adatta alla necessita’ del nefropatico accompagnandolo nella risoluzione dei suoi problemi fondamentali: aderenza alla terapia, comprensione della malattia, accessi vascolari, adeguatezza della dialisi etc. In questo forum ospiteremo anche illustri esponenti dell’EDTNA che potranno chiarire meglio di me tale punto di vista

È necessario quindi che l’infermiere e il nefrologo compiano  ancora un ulteriore passo per la definizione di ruoli e di intenti e collaborino non solo nell’assistenza ma anche (forse soprattutto) nella ricerca e nella individuazione dei reali bisogni del paziente.

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