I rapporti tra Medici e Infermieri

Partecipo volentieri su invito alla apertura di questospazio di discussione della SIN con un breve contributo auto-riflessivo sulla problematica della convivenza tra gli operatori per l’assistenza nefrologica nell’attuale contesto, così profondamente variato.

Problematica? Non dovrebbe essere assolutamente una problematica ed invece ho sentore che lo sia davvero se come capita la nefrologia sembra avviata ad una progressiva contrazione (sino alla sua scomparsa, come già successo in molte realtà del nostro strano Paese). Certamente ove ciò è accaduto la convivenza tra i due attori è divenuta a dir poco problematica… ovvero è cessata con una profonda e negativa ricaduta sulla figura centrale in sanità: il paziente che effettivamente tende ad esser trattato sempre più come ‘cliente’ e quando un cliente diventa scomodo è meglio scaricarlo.

L’altra problematica la ravvedo nell’atteggiamento che consegue ai nuovi ruoli tra medico ed infermiere… sempre nell’unica ottica interessante: quella del paziente.

Pur nella consapevolezza (che mi deriva da 30 anni di professione in nefrologia) dei limiti di entrambe le professioni, vedo come cosa ardua che una delle due categorie possa dover sostituire un’altra! Qualsiasi atteggiamento classista, rivendicativo o paternalistico da qualsiasi parte dovrebbe lasciare il posto ad uno fattivamente e apertamente collaborativo pur nell’autonomia delle competenze dei diversi ruoli.

E se è vero che i ruoli sono diversi non condivido alcune considerazione che ho potuto sentire da parte della componente infermieristica rivolte alla medicina (chi scrive è un medico), la quale viene accreditata …di una preparazione limitata, parcellare e tecnicistica mentre l’infermieristica avrebbe una visione olistica e globale una filosofia non limitata alla patologia -ovvero di servizio- bensì gestionale, di guida… .

Nè tanto meno posso condividere affermazioni come …forse ‘qualcuno’ è spaventato da nuovi modelli organizzativi in cui il medico è chiamato come consulente e tutto il processo assistenziale è di competenza infermieristica… .

Ritengo pura utopia che la sanità e quindi anche la nefrologia possa prescindere dalla figura del medico (quella per la quale si cerca una contrazione). Qualsiasi figura sostitutiva comunque non potrà prescindere da una preparazione almeno paritetica, che vuole -come base- almeno un decennio di studi dopo un diploma di scuola superiore e poi il resto… per cui -a mio avviso- sono prevedibili tempi biblici a meno che nel nostro Paese (lo sappiamo) sia possibile tutto.

Mi capita di leggere sempre più spesso proclami auto referenziativi ed auto celebrativi che mi lasciano esterrefatto, stupito e stordito: chiamerei tutti quanti alla pratica e non alle teorie che se anche splendide e splendenti mi sembrano talvolta vuote e vacue (De Pietro C – 2010 [1]).

Invitato a partecipare alla apertura di questo forum assieme ad altri medici ed infermieri mi sia concessa un’ultima riflessione conclusiva: il nefrologo non potrà esser facilmente sostituito, sia all’interno della stesso ordine di professionisti (internisti ad esempio  (Quintaliani G – 2010 [2]), che di altri professionisti della sanità (infermieri o altri tecnici di specialità) per l’importanza del suo compito dato di comune acquisizione da quando la nefrologia è nata.

Per questo senza servilismo o piaggeria verso niente e nessuno, sento di poter affermare di nutrire grande fiducia nella azione volta a favore della crescita qualitativa del nefrologo, che percepisco in atto da parte della nostra Società Scientifica.

A mio avviso questa è l’unica vera soluzione della problematica.

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